Collegamenti sponsorizzati

vini da tavola

Vini da Tavola: alcuni miti da sfatare

I Vini da Tavola sono spesso considerati di cattiva qualità: eppure rappresentano la stragrande maggioranza della produzione italiana e proliferano sulle nostre tavole. In questo articolo faremo un approfondimento sulla legislazione vigente, scoprendo che in realtà non sempre "Vino da Tavola" fa rima con mediocrità. Infine una serie di link utili per acquistare e sorseggiare qualcuno dei vini da tavola più famosi ed apprezzati

Vini da Tavola: alcuni miti da sfatare Collegamenti sponsorizzati

La categoria di vini identificati con la dicitura “Vino da Tavola” racchiude quei vini di qualità inferiore, ma non per questo troppo modesta, prodotti da uve autorizzate e che non hanno l’obbligo di rispettare tutti i crismi dei vini a denominazione, per cui vengono sottoposti a controlli meno severi rispetto a questi ultimi. In genere sull’etichetta figura la dicitura “Vino da Tavola” ed il nome del marchio di fabbricazione. I vini da tavola, detti anche “vini da pasto”, possono essere prodotti con uve bianche e rosse provenienti da diversi vitigni, e in genere possono essere messi in commercio con nomi di fantasia. Nonostante l’origine umile, molti di questi vini hanno col tempo migliorato caratteristiche salienti come la vinificazione o la stagionatura, si sono preparati per affrontare maggiori criteri di qualità e per questo si è sentito il bisogno di legiferare la denominazione IGT, utilizzata per contraddistinguere anche alcuni vini da tavola classici ma di maggior pregio rispetto alla media. Per tutti quelli senza indicazione geografica, invece, vivono un destino di qualità medio-bassa, basso prezzo e gradazione alcolica mediamente bassa. Spesso sono il frutto di tagli fatti mescolando vini provenienti da più parti, e come sperimentazione del viticoltore.
Oltre alla specifica gradazione minima richiesta per legge (generalmente 9°, 7° per i frizzanti), ci sono altre specifiche da tenere in considerazione. L’acidità totale, per esempio, non deve essere inferiore ai 4,5 g al litro; le viti devono essere della specie Vitis Vinifera, previsti dalla Comunità Europea, e prodotti negli stessi territori d’origine dei vigneti. Pertanto, se un vino da tavola ha una dicitura in etichetta del tipo “Vino da Tavola del Veneto”, allora almeno l’85% delle uve utilizzate per produrre quel vino dovranno provenire da quella regione. Una dicitura più generica, come “vino da tavola bianco”, allora potrà essere costituito da vini bianchi di qualsiasi provenienza. Infine, se sull’etichetta viene riportato il nome del vitigno, allora anche qui vige la legge che l’85% minimo di uve utilizzate per ottenere qual vino siano state utilizzate da quello specifico vitigno. Si può dare un’occhiata a questo apposito articolo per verificare alcune delle normative vigenti , obbligatorie o facoltative, sulla produzione e commercializzazione dei vini da tavola. L’elenco dei vini da tavola italiani è sterminato, viste le differenti condizioni climatiche, gli uvaggi, le coltivazioni, i tagli possibili che incidono sulla produzione. Citando qualche esempio illustre, Tocai, Merlot e Cabernet in Friuli, il Zagarese in Puglia, lo Zibibbo e il Moscato di Ragusa in Sicilia. Per assaggiare qualcuno di questi nobili vini da tavola, e molti altri, ecco una serie di link utili ad aziende che fanno commercio online: Cantine Fici, Vini da Tavola di Sicilia, Antica via del sale, Cantina Dorgali.
 

Stampa, invia via email, segnala nei tuoi social network
OkNotizie



Lascia un commento su questa pagina:

Inserisci le due parole che trovi nel box sottostante:

Collegamenti sponsorizzati


Cerca nella tua Regione
Cerca nella tua Provincia
Collegamenti sponsorizzati
} catch(err) {}

Questo sito fa uso di cookie anche di terze parti. Si rinvia all'informativa estesa per ulteriori informazioni.
Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Leggi informativa

Chiudi e accetta