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Imbottigliamento Vino: i metodi fatti in casa

Sempre più amatori preferiscono acquistare del vino da affinare in cantina dal proprio rivenditore di fiducia: scelgono così di fare a casa l'imbottigliamento del vino. Scopriamo alcuni link utili per capire cosa serve e come usare i prodotti necessari per imbottigliare il vino.

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Sempre più spesso gli italiani scelgono di acquistare del vino sfuso, anche di ottima qualità, dal proprio rivenditore di fiducia, destinandosi la fase dell’imbottigliamento del vino a casa propria.
Sebbene il vino sia la bevanda più salutare ed igienica in assoluto, non possiamo sottovalutare il fatto che, per preservare le caratteristiche fisiologiche ed organolettiche del vino è necessario assumere una serie di accortezze che preservano il prodotto dal deterioramento. Il vino uscito dalla fabbrica, o dal piccolo viticoltore locale, ha subito (con qualche rara, cattiva eccezione) esami chimici accurati e reiterati allo scopo di controllarne alcuni aspetti: dall’acidità totale, all’anidirde solforosa, alle quantità di rame, ferro, proteine e, soprattutto, batteri. Anche i lieviti, utilizzati per esempio per i vini spumante, sono causa di dequalificazione se rimangono in bottiglia a lungo. A casa il nostro compito è di iniziare bene la seconda fase di vita del vino: dall’imbottigliamento al consumo. Se l’operazione di integrazione di anidride solforosa e il filtraggio sono troppo complessi, travasare il vino durante la fase di affinamento invece è un’operazione alla portata di chiunque. Questa operazione rende il vino limpido, stabile e lo libera da sedimenti. Con l’ultimo travaso effettuato poco prima dell’imbottigliamento del vino, un’integrazione di anidride solforosa, con 5/10 gr/hl di metabisolfito di potassio, sarebbe quanto mai opportuna. Innanzitutto dobbiamo fare attenzione alla scelta della bottiglia e del tappo. Un tappo pulito ed igienico riduce o elimina il rischio di contaminazione del vino. Il tradizionale tappo di sughero resta ancora oggi forse la scelta migliore per imbottigliare il vino. Specialmente se abbiamo a che fare con del rosso da invecchiamento. Un tappo monoblocco, di alta qualità e costo, assicurerà una vita più lunga al vino in bottiglia. I tappi sintetici possono andar bene per imbottigliare i vini bianchi o comunque i vini giovani. La lunghezza di un tappo medio non deve essere mai inferiore ai 4/5 cm. L’ultima frontiera dei tappi è quella del tappo in vetro, o bouchon. Questo è costituito da un anello in materiale plastico adagiato su di un corpo in vetro. L’elemento plastico chiuderà ermeticamente il vino. Questo tappo, ideale per i vini giovani e non d invecchiamento, assicura sempre igiene e praticità, con un occhio alla salvaguardia del sughero. Eppure, ha qualche controindicazione. Le misure sono specifiche, per cui occorre acquistare bottiglie adatte. Inoltre, alcuni tappi in vetro di cattiva qualità non aderiscono bene al collo della bottiglia lasciando n varco al vino se incliniamo la bottiglia. Ciononostante, vale l pena di sperimentare. Per quello che riguarda la scelta della bottiglia, invece,  bisogna stare attenti a due fattori. Intanto, la forma esprime e identifica un particolare tipo di vino: sarebbe poco opportuno mettere dello spumante in una bottiglia da Lambrusco. Ma più importante è sapere che la forma ha anche dei compiti purificatori. Una bottiglia dalla spalla larga assicura un mantenimento ai depositi tipici dei vini a lunga maturazione. Anche il colore verde o marrone scuro aiutano il vino a rimanere lontano dalle contaminazioni della luce. Prima dei travasi è bene assicurarsi della massima igiene delle bottiglie. Occorre pertanto lavarle con cura, magari con acqua e meta solfito di potassio, o, più grossolanamente, con un detersivo lieve e facilmente risciacquabile. La stessa cautela deve essere usata per sifoni, imbuti, caraffe e tutto il materiale utilizzato per l’imbottigliamento del vino. Evitare inoltre di appoggiar ei tappi e la tappatrice su ripiani o in contenitori sporchi, anche dal punto di vista invisibile: quello dei batteri. Alcuni sifoni hanno una particolare capacità di auto controllare la quantità di vino:assolutamente consigliati. Non lasciare mai più di un cm d’aria tra il vino e il fondo del tappo. Come si sa, l’ossigeno, in grandi quantità, è nemico del vino, in quanto lo ossida. Oltre la tappo, per concludere l’imbottigliamento vino si potrebbe effettuare anche l’incapsulazione, idonea ad isolare il collo della bottiglia e il tappo stesso. Diwinetaste.com consiglia di conservare il vino etichettandolo prima. L’etichetta dovrebbe riportare lacune informazioni importanti: nome, tipo, annata, uve utilizzate e percentuali. Non dimenticate la data dell’imbottigliamento del vino stesso. Se non si dispone di una cantina apposita, assicurarsi di stoccare il vino in ambiente dalla condizioni climatiche controllate. Poca luce o buio, areato e con umidità (60/70%) e temperatura (15°, mai oltre i 20°) costanti. Il vino da affinare deve essere conservato orizzontalmente. Meno necessario per i vini da consumare nel breve periodo. La bottiglia orizzontale, infatti, consente al sughero di non restringersi lasciando passare l’aria. Meglio consumare il vino almeno uno o due mesi dopo l’imbottigliamento: pena un vino meno stabile e poco affinato. Secondo le tradizioni popolari, esiste un rapporto certo tra fasi lunari e imbottigliamento del vino. Esiste un vero e proprio calendario a cui attenersi per scegliere il momento per imbottigliare vino. A seconda se ci si trovi in fase di luna nuova, piena, o del quarto visibile, esiste una specifica a cui attenersi. Le bottiglie tappate, inoltre, dovrebbero essere lasciate un paio di giorni in piedi prima di coricarle, scegliendo giornate limpide, senza vento e dalla temperatura mite per l’imbottigliamento del vino.
 

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